23 marzo 2025
La prossima volta che guardi la luna...
17 marzo 2025
Spiegare una poesia? Anche no, grazie…
Fin dai tempi della scuola abbiamo imparato un termine tanto brutto a pronunciarsi quanto lo è nel metterlo in pratica: parafrasare, ovvero “esporre con parole proprie sviluppando o chiarendo i concetti espressi in un testo”. Lo abbiamo fatto tutti, su povere vittime come ad esempio le poesie di Leopardi, di Pascoli, i canti di Dante ecc. Parafrasare dunque, in buona sostanza, significa “spiegare cosa intendeva dire il poeta”. Ma, mi domando, tu lo sai? Io che mi professo tale, cioè poeta ma non per meriti accademici ma solo perché le poesie le scrivo dall’età di 12 anni, dico subito che tante volte io stesso non saprei spiegare perché uso certe metafore, o perché insisto su certe costruzioni, o perché costringo delle parole ad avere significati che non gli sono consueti. E chi meglio di me saprebbe dirlo. Dunque, se io stesso non so farlo, credo che sia difficile che un estraneo si possa arrogare il merito di farlo.
La famosa frase “il poeta
qui intendeva dire che…” mi dà i nervi non meno del rumore di chi maneggia il polistirolo o sfrega il gessetto sulla lavagna. Che intendeva dire? Lo sai tu
che hai letto riassunti e commenti fritti e rifritti? Ma che ne sai della vera
anima del poeta? Che ne sai delle sue emozioni, delle sue paranoie, dei suoi
orridi dell’anima e delle sue meschinità di uomo? “Il poeta intendeva dire…”
una beata sega! Nulla. Ascolta la poesia, falla tua, falla entrare così com’è
nel tuo animo, e poi puoi dire se ti è arrivata o meno.
Insomma, non è possibile
a mio parere fare l’autopsia di una poesia per conoscerne le cause non della
morte, ma della vita data alle parole. No. Non farlo. Non fatelo. Al limite
fatelo per gli scrittori di prima del ‘900 per cui occorre “tradurre” il loro italiano
in una lingua più consona a noi del XXI secolo. Ma basta. In questo caso basta solo "tradurre" l'italiano arcaico in quello moderno.
Allo stesso modo questo discorso vale per le poesie moderne e contemporanee, anche di sconosciuti che si professano poeti. Ascoltale. Falle entrare. Ma senza masturbazioni mentali. Senza odiose parafrasi. Falle entrare, crescere e morire in te. E solo allora parla perché la risposta alla domanda "cosa intendeva dire" non avrà più senso. Lo avrà solo quello che ti ha lasciato.
Grazie. A nome di tutti i poeti!
13 marzo 2025
Nell'infinito
sul tuo viso stupito
seguendo ogni linea,
ogni sentiero,
ogni traccia del tempo
sulla tua pelle.
E poi allargo le dita
a raccogliere il tuo sorriso,
mentre il fiato,
lentamente,
scivola sul tuo petto
che m’accoglie, goloso,
tra baci e parole.
Fermi in questo spazio-tempo
che si dilata,
ci perdiamo, in silenzio,
nell’infinito.
03 marzo 2025
Un mare di te
scavallando tempeste
di vento e pensieri,
scivolando incauto
tra notti senza stelle
e questo mare
che ci segna e divide.
dall’onda della memoria,
e corroso
dal sale del tuo silenzio,
ho condotto, fiero e stremato,
flotte di desideri
verso una terra ferma
dove poter rifiorire.
quando ormai è bonaccia
in questo specchio d’acqua
dove m’affonda il cuore,
disegno col dito
percorsi insidiosi
su carte ormai consunte,
che sanno di mare
e nostalgia.



