28 giugno 2026

Vascelli in bottiglia

Ho solcato 
mari infiniti
di parole e pensieri,
sogni ed illusioni,
tra le pieghe della realtà
e le grate della ragione.

Ho poi disciolto
tutto ciò che avevo
nel ghiaccio dell’anima
per alimentare fiumi impetuosi
che ti portassero a me.

Ho ancora resistito
a questo gocciolare continuo
di sangue sui fogli bianchi,
eco soffocata
di quell’urlo straziante
che nasce dentro
ed ancora rimbomba
tra le pareti
di questa notte.

Ed ho infine seguito
le rotte più insidiose,
feroci e maldestre
in cerca di terre nuove
dove, finalmente,
fermarmi e spiaggiare.

Vecchio marinaio,
ormai,
osservo tra le mie mani scure e ruvide
piccoli vascelli in bottiglia,
adagiati,
sopra un mare di sabbia
e di poesia.

(2026)




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26 giugno 2026

La leggenda del Trio Don Buchi

Ti racconterò qua nel mio cantuccio
la leggenda di Ste, Lele e Pinuccio.
meglio noto come il trio don buchi
che si conobbero indifesi come bruchi.

In quel di Desio, parlo dell’ospedale,
le cose stavano andando proprio male:
il cuore di ognuno faceva le bizze
e tutti volevan solo farsi delle pizze.

Lele il cantante, e Pino il magazziniere
mi parvero subito persone buone e vere.
Così sentendo da lontano le loro gran risate
posi in atto delle  scelte ardite ed immediate:

li raggiunsi al bancone dell’informazione
pronto a ricever di gioia una vera lezione.
Ed in effetti Pinuccio gran cerimoniere
mi fece scompisciare dietro le cerniere.

Lasciata la Contea di Desio, in Brianza,
i tre vagarono assieme con grande baldanza,
ed io promisi con patto di sangue e divino
che presto avrei rivisto Lele e Pino.

E così fu nei mesi a seguire
e non c’è nulla da redarguire:
nacque allora la leggenda del trio
che ad ognuno regala un po’ di brio.

Or tu che mi leggi ascolta bene,
e non ridere a mo’ delle iene.
Se una cosa importa nella vita
questa è l’amicizia ovunque sia sancita.

Ed or, lettore, libiam, libiam tutti,
belli,   buoni ed anche i brutti
perché doman sparisca la certezza
che sia un futuro… “de monnezza”.




 

 

 

 

21 giugno 2026

È ora di andare

È ora di andare.
Quindi
raccogli i tuoi cocci,
spegni l’ultima brace,
asciuga gli occhi
e mettiti in cammino 
schivando cocci di parole
e questa emorragia d’emozioni
che nutre la terra del sogno.

È ora di andare,
senza guardare indietro
a quel sorriso che t’ha sfondato
le dighe dell’anima;
a quegli occhi
che avresti rubato
e nascosto alla notte;
a quel cuore 
che avresti divorato
di baci e d’amore.

No, non guardare indietro
a quel pezzo di te che,
testardamente,
ti chiede di restare,
perché una luce l’ha vista
tra quelle mani che schivavano
uno tsunami di follia
ed erano in cerca, soltanto,
d’una quieta razionalità
dove spiaggiare.

E no, non guardare
a quel pezzo di te che muore,
ancora,
ai piedi di un sogno
ancora una volta
da conquistare. 

(2026)




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15 giugno 2026

Il menestrello

La sento ancora
la sua risata,
tagliente come lama,
bruciante come il fuoco
che sento adesso,
mentre il mio corsetto
da pagliaccio di corte,
ora s’inzuppa di quel sangue che,
invece, 
avrei versato per lei.

La vedo ancora
chiamarmi a sé, 
in cerca d’una battuta,
d’un giochetto,
d’un sorriso 
che la divertisse.

Solo che,
oggi,
alla regina ho dichiarato 
il mio cuore:
senza timore;
senza vergogna;
senza speranza.

E come se l’ho sentita
quella lama ridente
tagliarmi le vene.
E come se poi l’ho capito
l’inganno crudele
d’un amore puro
scambiato per burla.

(2026)



09 giugno 2026

Vedi Napoli e poi muori

In questa landa brianzola
tra riviste e gorgonzola
vagavo solingo
con ‘na camicia da gringo.

Come sasso di ferrovia
sentivo la mia via:
tutto che passa veloce
senza lasciare voce.

Così, triste e solitario
guardavo al fiume Lario,
coltivando nella testa
la fine della festa.

Oh cuore disperato
punito pure dal fato,
dov’è quella donna
salvezza con la gonna?

E tra loschi pensieri
e versi lusinghieri,
vivevo cercando l’oro
d’una donna dai capelli d’oro.

In quel di Napoli, intanto,
o’ Vesuvio faceva o’ incanto:
una bimba bella e bionda
nasceva come su l’onda.

Passavano gli anni e le stagioni
ed io già pensavo ai miei magoni,
non sapendo che la bimba bionda
sarebbe stata la mia sponda.

Un bel giorno, era giugno,
il fato smise il grugno:
“Caro poeta”, mi disse,
accattatevisse….

“Che vuol dire” gli chiesi stupito
minacciandolo con un dito;
e lui disse con il core in mano: 
ora impara il napoletano.

Messaggio oscuro, certamente,
che m’offuscò tutta la mente:
che voleva dire il fato
con tutto quel fiato?

Lo capii anni dopo, da anziano,
quando Dating mi diede ‘na mano:
del Vesuvio la bella figlia
era lì per chi se la piglia.

O numi, o santi tutti
vi prego, togliamo i lutti,
e indossiamo un bel sorriso
che poi si getterà il riso1

Vidi la figlia del Vesuvio
e sudai come in un pediluìvio.
bella assai e provocante
con ‘sto viso da baccante.

Le scrissi, lei rispose:
ormai è l tempo delle spose!
Così decisi di vederla
questa splendida perla.

Per dirla i una parola sola,
profumata come ‘a viola:
vidi Napoli nel cuore
che or d’amore muore.


1- Faccio riferimento al riso gettato agli sposi





05 maggio 2026

Come due aquiloni

 - «No, aspetta, fermati…».
-  «Perché? C’è qualcosa che non va?»
- «No… va tutto bene. Benissimo… fin troppo bene».
- «E dunque… che c’è? Perché mi hai detto di fermarmi?».
- «C’è che così… rischio di innamorarmi di te…».
- « Ah… certo… beh… ma è una cosa bella, no?».
- «Certo che lo è… bellissima…».
- «E allora… non capisco».
- «Se io mi innamoro di te, io non sarò più come prima».
- «Sì… posso immaginare…».
- «Ma tu nemmeno…».
- «Ok… è probabile, sì».
- «No… non è come forse stai pensando. È chiaro che se ti innamori qualcosa cambia. Anzi, è fondamentale che ciò accada. Altrimenti che sentimento sarebbe?».
- «Ok.. ti seguo…».
- «Ma se io mi innamoro di te qualcosa cambierà per sempre».
- «In te, dici?».
- «In entrambi».
- «Oh… wow…».
- «Non prendermi per un arrogante, né per un presuntuoso.  Ma se io mi innamoro di te, ti prendo e ti porto nel mio mondo; ti avvolgo di parole e ti nutro con tutto l’amore che in questi anni non ho potuto dare.
Se io mi innamoro di te, ti porto con me in volo, ed insieme viaggeremo sopra mille notti passate a guardare lune tristi ed a chiederci “Dove sei?”.
Se io mi innamoro di te, ti prendo per mano e mi metto in cammino verso mete infinite. Non è più sopravvivere ma vivere pienamente.
Se io mi innamoro di te, ogni giorno può diventare un sorriso che accende le notti più difficili. Perché il buio ci sarà ancora; perché le lacrime non spariranno; né la paura, il dubbio, il sangue che colerà da anime straziate.  Però saremo in due; io sarò in te e tu in me. Saremo due aquiloni che volano legati solo dolcemente alla terra».
- «Allora io voglio che tu ti innamori di me».
- «Allora io ti accolgo in me. Benvenuta nella mia nuova alba…».
- «E… se durante questi passi dovessi cadere?»
- «E se dovessi volare?»


21 aprile 2026

La tempesta

E così torniamo
a solcare mari infiniti
di dubbi e paure,
tra onde anomale
d’emozione,
e lo sferzare gelido
del tempo.

Abbiamo visi consunti,
la pelle lacerata
dal secco dell’attesa,
le mani ruvide
di carezze mai date,
gli occhi spenti
del tuo sorriso
che svanisce nel gorgo
del ricordo.

Tutti in coperta!
grida il cuore
per la tempesta che arriva
e già scuote
il nostro orizzonte.
E così scendiamo mesti
in interiorità indefinite
dove,
al lume della ragione,
ritrovare noi stessi
o ciò che ne resta.

(2026)




29 marzo 2026

In cerca di noi

Ci muoviamo
tra rotte infinite
di memoria e pensieri
sfiorando il brivido
del domani.

S’è persa in questa notte,
che sembra senza più alba,
l’eco dei nostri richiami
e lo scivolare nell’aria
di mani che si stanno cercando
tra cumuli di dubbi
e pozze d’illusione.

Rabdomanti inquieti
in cerca di noi,
setacciamo deserti d’emozioni
schivando a malapena
le guglie aguzze
della nostra resa,
mentre ancora una volta
cediamo a questa luna,
morbida e crudele,
l’esile luce
d’una stella che muore.

(2026)