24 maggio 2024

Come un acquerello

Come un acquerello sotto la pioggia,
i tuoi contorni stanno svanendo,
in un rigolo di colori che confonde
sguardo e pensiero.

Gocciolano i tuoi capelli,
su una bocca che si piega
quasi in un ghigno triste;
e i tuoi occhi
sembrano pieni di lacrime
che scivolano sul tuo viso
che si disfa lentamente
tra le mie mani.

Immobile,
come di fronte ad un destino
ineluttabile,
vedo il pensiero di te dissolversi
in questo fiume dove attingo,
caparbio,
la punta dell'anima
per poi distenderla
su questa tela bianca
che mi inghiotte
come un abbraccio.

(2024)




21 maggio 2024

Voyager

Tra forse due anni verrà meno ogni contatto con la sonda Voyager 1, lanciata nello spazio nel 1977. La sonda è destinata quindi a vagare, "da sola", nell'universo...



Ho atteso, fino all'ultimo,
ancora un segnale
che mi facesse vibrare
questo cuore artificiale.
Un'ultima onda di vita
 - flebile come un sussurro -
in questa mia corsa folle
nel gelido nulla.
Un richiamo,
un ripensamento,
un insperato
"ora torna a casa".

L'ho atteso,
mentre a fatica,
puntavo per l'ultima volta
le mie antenne,
come un animale
che vaga sul territorio;
come la punta di un faro
nella notte più lunga.

Oh se l'ho atteso,
mentre milioni di byte  
scorrevano sotto la mia corazza,
avvizzita come la pelle d'un vecchio,
corrosa e sfregiata,
come di chi ha camminato tanto.

Ed invece... silenzio.
Quel silenzio immaginato
ogni istante di ogni anno, 
ma che ora,
mentre vengo ingoiata dal buio,
è un tonfo, sordo,
nell'anima di silicio.

Fa ancora più freddo, ora,
mentre mi lascio trasportare
dalle lusinghe gravitazionali;
mentre per un attimo,
solo per un attimo,
muovo l'obiettivo
verso quel messaggio
che come una bottiglia vuota
persa nella tempesta del mare,
attende ormai solo
un'ultima spiaggia
dove arenare e,
finalmente,
morire. 

(2024)


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14 maggio 2024

La fuga

 

ANTEFATTO IMPORTANTE - Questa mattina, mentre - quasi come ogni mattina - parcheggiavo l'auto proprio davanti all'ingresso di un ospizio cittadino, ho visto una signora affannarsi. «È scappato ancora...», mi ha detto quasi rassegnata. Alla mia faccia interrogativa, mi ha spiegato (io non la conoscevo affatto) che un paziente si era nuovamente allontanato ma che un suo assistente era già sulle sue tracce. Infatti dopo pochi istanti i due erano già sulla via del ritorno. «Devo non farmi vedere, se no capisce tutto. L'ha convinto con una scusa a tornare...».
Ho visto quell'uomo, in ciabatte, tornare lentamente verso l'ospizio, accompagnato dal probabile assistente. Mi si è stretto il cuore. E poco fa ho scritto questo...


Mi rimane poco tempo:
così, allargo le narici 
a respirare tutto il mondo
che vi può entrare;
con gli occhi setaccio,
panorami diversi
o anche solo,
questo asfalto che,
dalla mia stanza,
sembra tanto lontano.

Non c’è più tempo:
fra poco arriveranno e,
mestamente,
mi riporteranno indietro:
nel buio
di questi giorni tutti uguali,
dove s’attende la morte
ed il giorno di visite,
quasi con lo stesso animo.

Non c’è più tempo:
così inondo ogni organo
di odori, suoni, colori,
emozioni che ora
sembrano mai provate.

Eccolo, m’ha visto:
si avvicina, gentile. 
Una scusa, per tornare.
Ma non sa,
no... non lo sa,
che ora tutto è diverso;
ora che ho fatto
non una fuga,
ma un pieno di vita
a pochi metri
dal mio buio.

(2024)



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09 maggio 2024

Non è tempo

Non è tempo, ancora,
di scivolare via da questa notte;
né di tracciare bilanci,
col dito,
su questa spiaggia
dove m’areno ai bordi
dell’infinito;
e nemmeno di spegnere
quest’ultima brace
che s’affioca nel buio.

No, non è tempo, ancora,
di sciogliere i lacci
di questa corazza sporca
di parole e pensieri,
graffi e ruggine
d’indifferenza.

Perché, lontano, si sta alzando
un refolo di vento
che porta con sé, dolcissimo,
un profumo incastonato
tra le piaghe della memoria.
Così, stagliato su questa rupe
in mezzo al mio nulla,
fiuto l’aria e ne inondo l’anima:
malinconica traccia
che mi sfonda il cuore
di te.

(2024)