31 agosto 2021

Lezioni di vita

Il bambino socchiude gli occhi.
Ha già imparato che,
in questo modo,
vede meglio la realtà.
Ansima ancora:
lasciare la mano della mamma
e scappare verso quella gabbia,
tanto strana e diversa,
suscita emozione e paura.
Mi guarda fisso, 
interrogativo,
stupito e gagliardo.
Poi la mamma lo raggiunge,
ansimante, stravolta.
«Mamma, cos’è?».
Lei respira, finalmente.
Vorrebbe dargli uno schiaffo,
per la paura, 
ma lo stringe a sé,
rassicurante. 
«Lascia stare, è pericoloso»,
sussurra appena, portandoselo via,
«è un poeta...».

(2021)

28 agosto 2021

Un'ultima sera

S’agita lieve
l’anima stesa tra i panni,
gonfia d’odore del mare
che questa brezza porta con sé.

Conosciamo il sapore del sale,
che increspa il cuore e la pelle,
e questa dolce malinconia
delle onde che ci rubano
il sorriso dai piedi.

Vorrei ancora una sera,
un’ultima sera, accovacciato
come conchiglia nella sabbia,
ormai fredda,
a riflettere un tramonto
che ci anneghi
nell’immenso.

(2021)




26 agosto 2021

Autunno

E arriverà anche l’autunno
con le sue giornate
di vento che scompiglia
le mie strade di parole, 
ingiallite dall’arsura,
accartocciate e spesse
sui tombini della memoria.
E poi ancora il freddo
d’illusioni che cadono
lungo i viali, opachi,
del nostro divenire.

Accanto ai banchetti
di scelte caramellate
e destini intrecciati,
dal crepitio del braciere
lingue di fuoco illuminano
il tuo sguardo disincantato,
mentre raccogliamo,
attenti,
l’ultima goccia di miele
che scivola incauta,
tra i segni di visi ormai stanchi
e di mani che s’intrecciano
quasi a proteggerci.

(2021)




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22 agosto 2021

Il deserto

Raggomitolato
di fronte ad uno sguardo
teso tra nuvole insanguinate
del giorno che sorge,
ascolto ciò che resta dell’anima
sciogliersi in gocce
tra rigagnoli di luce.

Allora spezzo avidamente
parole e pensieri
cercandone la polpa ed il succo
che disseti,
tra queste strade deserte
prima che il sole della ragione
m’avvizzisca, a stento,
come un giunco.

(2021)






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20 agosto 2021

Un domani

Ti mostrerò un domani
questi fossili d’emozioni
impresse sulla carta nell’agonia
di ore sanguinanti poesia.
Urla seccate al vento,
lacrime che graffiano
con dita di sabbia,
sguardi che vagano
in queste notti della ragione.

In silenzio,
ti mostrerò un domani
questi sfregi dell’anima, 
orgoglio e tristezza,
all’imbrunire di questa vita,
mentre la brezza dei ricordi
scompiglia i tuoi capelli
ed i miei pensieri.

(2021)


18 agosto 2021

Laika

Laika venne lanciata nello spazio dall'Urss
il 3 novembre 1957. Morì poche ore dopo.
Notte inquieta di gelida brezza
dove muta vaga la cagna lunare
dagli occhi di vetro.
Cerca ancora quelle mani di gomma,
dall’odore di niente,
e quegli occhi amici
di promesse fasulle
tra il boato ed il buio.

Nel pallido bagliore d’una stella
s’è perso l’ultimo latrato.

(2008)

Hachikō

Hachikō
Questa sera
il sole è un’arancia 
tagliata dai binari.

Fa freddo stasera,
e di certo 
il vapore dai cappotti
m’ha ingannato:
sei arrivato, lo sento, e già partito
come uno dei vostri fantasmi.

“Domani, sì, domani starò più attento”
mi ripeto continuamente,
mentre schivo 
un’ultima, anonima carezza,
e scivolo anch’io
nel buio che avanza.

(2009)

Un pensiero di Pablo Neruda

Pablo Neruda (1904-1973)
«La poesia ha perso il suo legame con il lontano lettore... Deve recuperarlo... Deve camminare nell’oscurità e incontrarsi con il cuore dell’uomo, con gli occhi di una donna, con gli sconosciuti della strada, di quelli che a una certa ora del crepuscolo, o in piena notte stellata, hanno bisogno magari di un solo verso... Questa visita improvvisa vale tutto quanto si è visto in giro, tutto quanto si è letto, tutto quanto si è appreso... Bisogna perdersi fra quelli che non conosciamo affinché raccolgano le nostre cose dalla strada, dalla sabbia, dalle foglie cadute mille anni nello stesso bosco... e prendano teneramente quell’oggetto che abbiamo fatto noi... Solo allora saremo veramente poeti... In quest’oggetto vivrà la poesia...».

(
Pablo Neruda, da Confesso che ho vissuto, 1974)

11 agosto 2021

Il viaggio

Fa ancora buio,
nell’anima,
mentre riempio la sacca
di gesti e parole sgualcite,
notti senza stelle,
ed i miei pensieri meno logori.
Poi, sbocconcello un pezzo di sogno,
ormai secco,
ed esco chiudendo con cura
gli occhi.
Tornerò, forse, all’alba
con le scarpe sporche di rugiada
e d’amore.

(2021)


Pietre

Le tue parole sono pietre,
dolci come ciottoli
o aguzze come sassi;
e ne faremo sentieri
o alte muraglie, dai cocci di vetro.
Sì, le tue parole saranno pietre
per il flagello o i cerchi nello stagno
del nostro stupore.
E domani le troveremo ancora,
uno accanto all'altra,
nell'umido limaccioso
dei nostri sogni.

(2021)


L'attesa

T’ho cercata
tra i visi della gente,
le piaghe del cuore,
le ombre di notti da passare,
come s’aspetta il viandante,
o s’attende la morte.

Poi t’ho rincorsa,
tra corridoi di follia o,
più semplicemente,
di fragilità,
rubando sogni e briciole
tra schegge di fango e nebbia.

Ed ora, alla sera,
poggio solo un lume
fuori dalla finestra
della mia resistenza
e ritaglio striscioline
di versi ormai stanchi.
Lascio che il vento
le scuota in dolce armonia
come sui monti
e la neve.

(2021)



Le scelte incaute

Non ho mai recintato
questo mio lago del cuore,
così 
- durante le mie notti
dell’anima -
c’è chi è venuto a pescare
lasciando solo reti bucate
o lenze appuntite.
Chi, invece,
ne ha fatto da sfondo
ad immagini ricordo,
lanciando sorrisi
tra i cerchi dell’acqua.

Che questa luna dolce 
allora
si disseti anch’essa,
stasera,
con un poco
di me.

(2021)




Un sorriso

Seguo con la mano
gocce di pioggia
che si ricorrono
sulla tua pelle,
in questo sordo
vuoto del tempo.

Scivolano lente,
ed incaute,
come graffi
che sciolgono le nostre
inutili parole
in pozze limacciose
d’antichi pensieri.

Fermi in questo ventre
d’umide carezze,
scopri appena un sorriso,
che spiazza
e ci trafigge.

(2021)



>>> Guarda la videopoesia

Cos'è l'amore?

"Cos'è l'amore?"
ti chiedi stupita,
quasi meravigliata ed avvolta
nella tua maglia che sa di abbraccio.
E lo sguardo cade tra i nostri piedi,
su due pietre levigate
a fondo nella battigia.
Aspettano l'onda,
consapevoli, fiduciose,
che arrivi forte, spumosa,
gagliarda e chiassosa,
ma poi si ritrae,
ogni volta portando con sé
un po' della loro
assenza.

(2021)



La bancarella

Sono uscito,
nonostante la pioggia
di pensieri,
e ho comprato un cartoccio
di bugie
alla bancarella dei sorrisi.
Ne assaggio un paio
lungo la strada,
mentre da un angolo
rossetti disillusi
m'offrono amore,
affondando i tacchi
su brandelli di me
che s'inzuppano a terra.

(2021)



Il faro

Spengo la mia penna
come faro difettoso
in questa notte di mare agitato.
Al vascello che segna l’orizzonte,
lascio la lucciola
d’un cuore caparbio,
che pulsa.

(2021)


Aspetteremo così la notte

Lascia che la tua pelle
assorba questo silenzio,
di parole non dette,
tra fragili ragnatele di frasi
dove avvinghiarci.

Aspetteremo così la notte,
e questa luna turgida
che ci dilaga nel cuore,
mentre ci guardiamo,
stupiti e incuranti,
di chi siamo diventati.

(2021)


Il treno delle anime fragili

L'uomo alla finestra lo segue,
ogni sera,
scivolando col dito sulla condensa 
d'acqua e ricordi.

La gente lo chiama
"il treno delle anime fragili",
- d’abitudine, senza un perché -
e ogni giorno, all'imbrunire,
lascia le stesse stazioni,
viaggiatori sempre nuovi.
Qualcuno lo saluta con la mano,
altri semplicemente sorridono;
gli stessi che da ragazzi, invece, 
gli lanciavano sassi ridendo.

Scivola nella notte, 
leggero, quasi senza meta:
perché parte e nessuno lo vede più.
Poi, all'alba, quando ancora la città dorme, 
fa rientro in silenzio,
ed esausto.

Qualcuno dice che trasporti poeti,
e che la notte
scrivano i loro versi più belli;
altri giurano d’aver visto 
vocali e consonanti schizzare via
tra lo scintillio delle ruote sul ferro.

Per i più, invece,
semplicemente non esiste.

L'uomo alla finestra
ascolta e sorride:
una goccia d'acqua ne riga il vetro 
e il viso.

(2021)



Entra nel mio cuore

Sono troppo stanco
per illudermi ancora. Così
entra nel mio cuore ma,
ti prego,
fallo con scarpe e faccia pulita,
in punta di piedi o come un uragano.
Davanti alla porta
troverai una cesta di parole:
scegli quelle più lievi e nutrienti,
ma non scartare quelle sbreccate:
ci serviranno, un domani,
tra fili d'ansia e nebbie
per ricucire la nostra anima.

Ma sono troppo stanco,
ora,
per chiudere gli occhi
e affogare nei tuoi,
in notti come questa
che sanno di buono.
Così, ti prenderò per mano
e in silenzio
guarderemo insieme
il bagliore del nuovo giorno,
lontani appena
una farfalla.

(2021)


Il naufrago

Getto ancora parole
nel cavo di quest'amore perduto,
come naufrago che s'affanna
al bagliore del suo falò.
Bruciato dal sole e il vento
del tempo che passa,
piagato da ricordi ormai secchi,
scruto l'orizzonte
sopra questo mare di sangue
del sole che cala.

Lontano,
un battello morso da ruggine e rabbia,
echeggia fioche luci di bordo:
come un sorriso sfocato dalla nebbia;
come il sapore della tua carne,
che ancora resta,
sottocoperta,
in questo cuore spiaggiato.

(2021)



T'incontrerò ancora

T’incontrerò ancora
come un fiore sciupato dal tempo,
nel tramonto di giorni passati
a cercarti nei visi della gente,
raccogliendo, solerte,
i cocci di ricordi abrasi dal silenzio.

T’incontrerò ancora, nei miei passi incerti
sulle strade del sogno,
o della follia,
e ti porterò in riva al mare,
ad ascoltare lo sciabordare delle nostre bugie,
a guardarci negli occhi stanchi,
a grattare il molle di parole antiche,
per poi ascoltare in silenzio,
il rumore d'un abbraccio infinito.

T’incontrerò ancora nell'onda che si frange,
su questi corpi maturi,
dove l'ultimo sole disperde il suo calore,
nell'infinita solitudine
di questa dolce malinconia.

(2021)



Confessione

Non ho mai imparato a dipingere,
così intingo l'anima
in una tavolozza di emozioni
e stendo grumi di parole sulla tela di domani.

Non ho poi imparato mai la musica,
così mi siedo quieto ai bordi del foglio bianco
ed ascolto, in silenzio, armonie e dissonanze
della mia voce di carta.

Ma non ho imparato ad amarti.

Così t'aspetto sotto il vapore fioco di questa luce,
mentre la gente che passa mi lascia,
distratta,
qualche spicciolo di saggezza.

(2021)

Immenso

Cavalli corrono nei tuoi occhi:
ne colgo appena
la polvere e il vento.

(2021)

In questa notte

Ci perdiamo lenti
in questa notte che sa di fuoco,
tra mani incerte 
di amanti perduti,
e le note crudeli
d’una canzone d’amore.
E mentre una goccia di luna
riflette il tuo sorriso,
ci scopriamo anime fragili
in questa prima nebbia del mattino.

(2021)




Aggrappato allo scoglio

Aggrappato allo scoglio
come alga avvizzita,
lascerò che il vento sfiori 
questi pensieri sbreccati,
mentre l’onda inzuppa
emozioni da riordinare,
accudire,
sfuggire.
Ed ora che anche il sole tramonta,
- emorragica bellezza -
uno stridio di gabbiani,
lontano,
graffia la mia carne nuda
tra rivoli di passato che colano
sul mio sguardo perso
all’infinito.

(2020)

Come libellula

Se avessi imparato  a cavalcare il vento
in quei giorni di bonaccia, 
quando tutto sembra aspettare
l’onda che scuote e rinasce;
e se avessi imparato a cogliere la luce
anche nel buio del tormento,
tra la polvere di sogni ormai corrosi,
avrei riconosciuto i lacci viscosi
di questa inaspettata malinconia,
ed il vuoto che lascia il vuoto,
pronto a schivare i pensieri più fondi.

Come libellula astuta, ora,
piegherei lo stelo che s’alza
da questo humus di stenti
sciogliendo ali stanche e pesanti.
Se avessi imparato a volare,
ora non toccherei il ventre a terra,
come libellula maldestra.

(2020)

Quando lei arriverà

Quando lei arriverà,
vorrei farmi trovare pronto:
scarpe ben allacciate, faccia pulita,
e ancora poco da realizzare.

Quando lei arriverà,
vorrei aver amato,
pensato, 
sognato, 
scritto,
detto,
osservato,
ascoltato
a sufficienza.

Senza fretta.

Non vorrei lasciare
domande senza risposta,
sguardi non ricambiati,
amori non manifestati.
Seduto, davanti alla porta della vita,
senza valigie né itinerari,
mi piacerebbe attenderla 
con la pace con cui aspetti un treno,
o il passante che viene.

Chiuderei casa, con cura,
finestre e persiane,
luce e acqua,
fuoco e vento,
lasciando a qualcuno le chiavi,
perché ci possa rientrare. 

Quando lei arriverà, 
mi piacerebbe che fosse primavera:
una di quelle giornate
da riaprirti il cuore,
lontano dalla ferocia dell'estate,
o la tristezza d'autunno.

E quando lei arriverà,
mi piacerebbe riconoscerla,                                                             
da lontano,
come un viso amico che spicca
tra gente anonima e seria.
Perché io possa salutare, ancora,
un'ultima volta,
ciò che sono stato,
ciò che ho potuto essere,
e infine ciò che lascio
tra i fili d'una vita
fresca di rugiada.

(2019)


Parole d'acqua e di terra

Ho sgranato tra le dita
parole d’acqua e di terra
arando fogli bianchi
con la punta dell’essere.

Seduto accanto ad una quieta metafora
lascio che pochi uccelli infreddoliti
becchino ancora
consonanti d’amore.

(2018)

Orme di sabbia

Cercami, 
tra un battito e l'altro
del cuore, 
nella pausa della tempesta,
nell'eco di una foglia
che cade.

Trovami, 
avvolto a guardare
le schegge di un sogno,
smarrito,
prima che il tempo
cancelli le orme di sabbia
del mio vivere presente.
Prima che l'oblio
faccia razzia di emozioni,
fragili come il sorriso d'un uomo
che fugge verso l'aurora,
tra scarpe pesanti
e cicatrici nella testa.

Accoglimi,
nel tepore del tuo abbraccio,
con le mie ali zuppe di brina,
ad ascoltare ancora il mare
d'un viaggio incompiuto.

(2018)

E ti ritrovo

E ti ritrovo, nelle pieghe del tempo, 
nelle falle dell'attenzione, 
nelle anse di questo fluire verso il futuro. 
Scolpita nel cuore, 
bruci ancora ossigeno di vita 
in questo tempo che fra poco ci riporterà ad ore di fuoco e castagne, 
pioggia e ricordi, 
e un freddo che sa già di Natale. 
Sei il tempo che non ti è stato dato; 
sei le lacrime che sono stanche di uscire; 
sei l'amore che conferma; 
sei la terra in cui ancora oggi 
getto semi di rinnovata vita. 

(2019)

Come la pioggia sul tuo ventre

Disteso, come la pioggia, sul tuo ventre
inseguo rapidi frammenti d'ossigeno
nel labirinto stretto delle tue vene
fino a sciogliermi, scomposto,
nel lago dei tuoi pensieri
dove giovani sogni, dal volto pulito,
immergono l'amo e vegliano sereni.

(2019)

Cuore a rotelle

Inciampo ancora
sai
con questo cuore a rotelle
perché nessuno,
neanche tu,
m’ha insegnato a schivare 
le buche fonde d’un sorriso 
che poi ti strazia.

C’inciampo ancora,
lo sai,
con questo cigolare 
che graffia l’aria 
e scosta il passante
che s’alza il bavero 
e se ne va,
nel fumo della sera.

(2010)

One more time

Ho volato tra rotte infinite
e tu, pilota ardito,
hai segnato il vento che scioglie il pensiero.
                                   
 Ma siamo fragili questa sera,
 e mentre schiudo l’ala
ad accoglierti tra le piume,
basta una brezza leggera a scuotere le parole
dietro al tuo sorriso.

(2009)

A Ghillon

Rovisto tra barattoli vuoti di ricordi,
in questa sera che non vuole passare
cane anch'io, randagio e smunto,
in cerca di te.
E ricalco strade note e gesti ripetuti
nell'eco di questo vuoto che non s'arrende,
dove i tuoi occhi m'affondano dentro,
come il più dolce dei morsi.

(2019)

La telefonata

(A mio padre)

L’aspetto, 
ormai da anni,
come s’aspetta qualcosa che sai dovrà arrivare:
non sai quando,
sai il perché.

Non so se arriverà di notte,
quando la mente – fragile – lascia spazio 
alle paure, ai tormenti, ai ricordi più duri.
Non so nemmeno se arriverà di giorno,
magari mentre aspetto una sera di calore,
oppure lotto contro goffi capetti dal colletto bianco,
e un business plan nel cuore.
Magari arriverà in uno di quei giorni 
dove hai solo voglia di un sasso dove nasconderti
e leccarti il sangue che cola dall’anima,
oppure in uno di quelli dove
il mondo è un giardino e ti senti farfalla.

L’aspetto, 
come si può aspettare un parente scomodo,
uno di quelli che indossano l’ipocrisia
di un bacio sfuggente sulle orecchie.

E arriverà, prima o poi,
quella telefonata.
E mi dirà che forse non ci sei già più,
che te ne sei andato, 
per sempre, 
magari di notte,
per non disturbare,
oppure che stai per andare via,
per sempre,
giusto il tempo di un ultimo sorriso,
e qualche rimpianto.

E partirò, quel giorno,
ingoiando lacrime e strada,
ricordi e paure.

Ho fatto tante volte quella strada,
accanto a gioia, tristezza, paura o nostalgia,
ma sapevo, alla fine, di trovarti.

Farò ancora quella strada,
che ho fatto tante volte.

In silenzio.

(2006)

Ricordi

Ringhiano in questo vento d’ali rotte
ricordi misti a sabbia e cocci
di pensieri che sfumano 
dietro una sigaretta.

E stride col ferro
lo zoccolo fesso
della fantasia,

mentre più in là,
stupito, un bimbo 
fa scivolare a terra
gocciole di gelato.

(2008)

Lettera a mia madre

Te ne sei andata una notte d'inverno.
All'improvviso.
Come il vento. Come un dolore.
A pochi giorni dal Natale.
Te ne sei andata lasciando la casa disordinata:
frasi non dette; gesti non fatti; parole non pronunciate.
Affetti monchi come zombie. Mura sudice di dolore.
Ma... ora penso che tu possa essere orgogliosa.
Dovunque tu sia.
Qualunque sia, ora, la tua dimensione.
Sì, penso che tu ora possa essere proprio orgogliosa.
Di me.
 
E non certo per dove sono arrivato,
perché nemmeno io lo so;
nemmeno per la strada fatta,
perché l'ho persa tante volte.
Piuttosto per come l'ho fatta.
Per la polvere che mi ha ricoperto le scarpe e il cuore,
per le buche fonde che non sono stato in grado di evitare.
Per quella maledetta sensibilità che spesso è invece benedetta.
Sì mamma, penso proprio che ora tu possa essere orgogliosa.
Di un figlio cresciuto come un giunco talvolta storto,
eppure gagliardo e fiero.
Di un figlio che dopo anni ha saputo capire. Perdonare.
Vivere ricordando, senza esserne travolto.
 
Vorrei che ogni tanto fossi ancora vicino a me.
Mentre solco il cielo con le mie "bestiole volanti",
o mentre nel bel mezzo d'un congresso
"mi scappa la poesia" e la mano corre veloce sul notes.
O ancora mentre mi accorgo di amare mio figlio, da autodidatta.
Da amputato affettivo.
 
Te ne sei andata all'improvviso, di notte.
Come i ladri. Come i sogni. Come la paura.
E non ho avuto il tempo di parlarti, spiegarti, capire,
amare ed essere amato.
Ma ora penso... sì... che ora tu possa essere orgogliosa.
E ti immagino, sorridere, dietro una nube,
dove una lacrima diventa pioggia. E poi rugiada. E poi acqua di mare.
Il mare che amavi tanto, e guarda caso fa battere il cuore pure a me.
 
Ora sei tranquilla.
L'ho capito mesi fa. D'un tratto.
Ora puoi riposare. Ora sì... puoi farlo. Orgogliosa.

(2019)


Alla ricerca dello Zero


È un raccolta di 68 poesie ed un racconto, che testimoniano una personale ricerca. Quello dello "Zero", ovvero di ciò che sta dietro ad una emozione, un sentimento, un amore, un dolore, nella convinzione che tutto il reale sia un poco come un enorme tangram: il gioco orientale, in cui vari pezzi di legno già sagomati possono - uniti in varie combinazioni - dare vita a decine di figure diverse pur restando gli stessi e immodificabili pezzi, così la realtà nasconde dietro le sue mille manifestazioni un principio unico, lo Zero appunto.
Dopo i romanzi I grandi amori non temono l'inverno della vita e Il ladro di nebbia (entrambi disponibili su Amazon) Stefano Nicelli regala ai lettori pagine asciutte, quasi scabre, eppure ricche di dolcezza e lirismo a volte melanconico. "Questo è il tono della lirica di Nicelli, innestata sì sulla tradizione più affidabile, ma non per questo meno creativa, perché la vena di Nicelli si fonda su una raffinata e nello stesso tempo genuina lettura interiore" (Roberto Bertoldo, dalla Prefazione).

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10 agosto 2021

Il mio vizio di scrivere

Scrivere? È cosa curiosa, per me. Lo faccio perlopiù all'alba, quando il sonno è già finito e la giornata non ancora iniziata ufficialmente. La storia da narrare è quasi sempre già in mente da tempo. Non troppo, tuttavia. Cresce nella testa come la lava in una camera magmatica e poi, un giorno, decido che è ora di affrontare il foglio bianco e di farla uscire. Il più delle volte so l'inizio e la fine. Ma tutto quel che c'è in mezzo è ancora vago e il più delle volte scritto in progress. Scrivo senza sosta. Due, tre, quattro pagine al giorno. Dipende. Il bello è che è come se in realtà "trascrivessi". Perché le parole escono da sole. Si susseguono in linea come scolaretti, così come le idee e le situazioni. Talvolta con un preavviso di qualche minuto o al massimo un giorno.

Non rileggo quasi mai tutto ciò che ho scritto nei giorni prima. Scrivo. Proseguo e basta. Poi arrivo alla fine e mi sento svuotato. Tutto ciò che avevo da  dire l'ho detto.

Così rileggo tutto. Correggo gli inevitabili refusi e mi rendo conto che il più delle volte tutto fila liscio.

Allora lo ricorreggo per la pubblicazione. Una. Due volte. Ma a questo punto provo un senso di saturazione. Di distacco. Quasi di noia. Ciò che era da dire è stato scritto. Ora il libro può prendere il varo nel mare dei lettori. Basta. Deve staccarsi da me, lasciarmi respirare.

Però resta un figlio. Allora, dopo magari un mese o un anno, lo rileggo. E mi stupisco talvolta di ciò che ho scritto. E me ne compiaccio. Dicendo: «Ma l'ho scritto io?».

Forse sì...





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