L'uomo alla finestra lo segue,
ogni sera,
scivolando col dito sulla condensa
d'acqua e ricordi.
ogni sera,
scivolando col dito sulla condensa
d'acqua e ricordi.
La gente lo chiama
"il treno delle anime fragili",
- d’abitudine, senza un perché -
e ogni giorno, all'imbrunire,
lascia le stesse stazioni,
viaggiatori sempre nuovi.
Qualcuno lo saluta con la mano,
altri semplicemente sorridono;
gli stessi che da ragazzi, invece,
gli lanciavano sassi ridendo.
Scivola nella notte,
leggero, quasi senza meta:
perché parte e nessuno lo vede più.
Poi, all'alba, quando ancora la città dorme,
fa rientro in silenzio,
ed esausto.
Qualcuno dice che trasporti poeti,
e che la notte
scrivano i loro versi più belli;
altri giurano d’aver visto
vocali e consonanti schizzare via
tra lo scintillio delle ruote sul ferro.
Per i più, invece,
semplicemente non esiste.
L'uomo alla finestra
ascolta e sorride:
una goccia d'acqua ne riga il vetro
e il viso.
(2021)

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