11 agosto 2021

Lettera a mia madre

Te ne sei andata una notte d'inverno.
All'improvviso.
Come il vento. Come un dolore.
A pochi giorni dal Natale.
Te ne sei andata lasciando la casa disordinata:
frasi non dette; gesti non fatti; parole non pronunciate.
Affetti monchi come zombie. Mura sudice di dolore.
Ma... ora penso che tu possa essere orgogliosa.
Dovunque tu sia.
Qualunque sia, ora, la tua dimensione.
Sì, penso che tu ora possa essere proprio orgogliosa.
Di me.
 
E non certo per dove sono arrivato,
perché nemmeno io lo so;
nemmeno per la strada fatta,
perché l'ho persa tante volte.
Piuttosto per come l'ho fatta.
Per la polvere che mi ha ricoperto le scarpe e il cuore,
per le buche fonde che non sono stato in grado di evitare.
Per quella maledetta sensibilità che spesso è invece benedetta.
Sì mamma, penso proprio che ora tu possa essere orgogliosa.
Di un figlio cresciuto come un giunco talvolta storto,
eppure gagliardo e fiero.
Di un figlio che dopo anni ha saputo capire. Perdonare.
Vivere ricordando, senza esserne travolto.
 
Vorrei che ogni tanto fossi ancora vicino a me.
Mentre solco il cielo con le mie "bestiole volanti",
o mentre nel bel mezzo d'un congresso
"mi scappa la poesia" e la mano corre veloce sul notes.
O ancora mentre mi accorgo di amare mio figlio, da autodidatta.
Da amputato affettivo.
 
Te ne sei andata all'improvviso, di notte.
Come i ladri. Come i sogni. Come la paura.
E non ho avuto il tempo di parlarti, spiegarti, capire,
amare ed essere amato.
Ma ora penso... sì... che ora tu possa essere orgogliosa.
E ti immagino, sorridere, dietro una nube,
dove una lacrima diventa pioggia. E poi rugiada. E poi acqua di mare.
Il mare che amavi tanto, e guarda caso fa battere il cuore pure a me.
 
Ora sei tranquilla.
L'ho capito mesi fa. D'un tratto.
Ora puoi riposare. Ora sì... puoi farlo. Orgogliosa.

(2019)


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