Le parole sono come le pietre. Tutti sono in grado di raccoglierle, conservarle oppure scagliarle in uno specchio d'acqua o contro oggetti inanimati ed esseri viventi. Ma non tutti possono costruirci qualcosa. Perché come le pietre puoi farci una dolce capanna, un castello, ma anche erigere muri, disegnare strade che portino a te o lontano da te, verso l'infinito o anche solo fino alla porta di casa.
Le parole sono una delle poche cose che resistono al tempo: lo fissano come una fotografia, ma ne cristallizzano il significato come dentro l'ambra preistorica. Per questo parole di pochi secondi fa oppure anche di secoli, vanno rivitalizzate. Va tolto loro il loro guscio del tempo e vedere se sono sbiadite, corrose, oppure restano intatte nella loro miracolosa verità. Le parole sono gusci da riempire, di verità o bugie, di essenza o assenza.
I costruttori di parole, come i poeti o gli scrittori, lo sanno bene. Ci giocano come fiori con cui comporre maestosi giardini oppure mazzolini da regalare ad anime sensibili. E sanno bene che sì, sono contenitori vuoti, ma sono come colori a tempera dentro il tubetto, con cui creare opere d'arte, schizzi d'emozioni, ma con i quali puoi anche solo scarabocchiare le bacheche della vita, lanciare SOS, o ritrarre ciò che l'anima riflette. Le parole possono essere foglie morte in balia del vento, o punte di scalpello che ti entrano nel cuore. Comunque esse siano, però, restano esattamente come lo scheletro di una foglia d'autunno, che non muore ma si trasforma: se poi lo fa in un terreno ricco di vita oppure diventa solo un pezzo di vita che ingombra i tombini della memoria, beh... quello non dipende da loro.

Nessun commento:
Posta un commento