Un giorno, forse, ti dirò di tutte le volte che ho voluto scriverti; un messaggio, un grido, un sospiro, un urlo... ma mi sono fermato pochi istanti prima, ritraendo le dita. Un giorno, forse, ti parlerò delle strade che ho battuto, in cerca del tuo viso in quello degli altri, raccogliendo anche cocci di maschere senza senso, fantasmi opachi del ricordo di te.
Perché, folle e novello Dorian Grey, resto legato al tuo ricordo, tatuato nel la carne del tempo, mentendo a me stesso che proprio questo tempo ha arato con dita violente il tuo viso, il tuo corpo, la tua anima, la tua vita, così come ha arato me, rendendoci nuovi e diversi.
Sì, un giorno ti racconterò tutto questo, seduto sul bordo del destino, respirando questo autunno che porta sempre malinconia e nuova vita allo stesso tempo. Sbocconcellando tozzi di ricordi, e sorseggiando ancora la luce dei tuoi occhi che si è fatta mare e tempesta in me. E mentre la vita scorre, passeggeremo sereni lungo il suo argine, in quel vuoto di tempo dove ritrovare l’eco di emozioni che, come queste foglie che si fanno fuoco, ondeggiano nell’aria e colorano il sentiero. E, quel giorno, ti racconterò anche di questo mattino, e di queste parole che emergono dal fondo bianco di questo foglio e dell’anima.

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