14 maggio 2024

La fuga

 

ANTEFATTO IMPORTANTE - Questa mattina, mentre - quasi come ogni mattina - parcheggiavo l'auto proprio davanti all'ingresso di un ospizio cittadino, ho visto una signora affannarsi. «È scappato ancora...», mi ha detto quasi rassegnata. Alla mia faccia interrogativa, mi ha spiegato (io non la conoscevo affatto) che un paziente si era nuovamente allontanato ma che un suo assistente era già sulle sue tracce. Infatti dopo pochi istanti i due erano già sulla via del ritorno. «Devo non farmi vedere, se no capisce tutto. L'ha convinto con una scusa a tornare...».
Ho visto quell'uomo, in ciabatte, tornare lentamente verso l'ospizio, accompagnato dal probabile assistente. Mi si è stretto il cuore. E poco fa ho scritto questo...


Mi rimane poco tempo:
così, allargo le narici 
a respirare tutto il mondo
che vi può entrare;
con gli occhi setaccio,
panorami diversi
o anche solo,
questo asfalto che,
dalla mia stanza,
sembra tanto lontano.

Non c’è più tempo:
fra poco arriveranno e,
mestamente,
mi riporteranno indietro:
nel buio
di questi giorni tutti uguali,
dove s’attende la morte
ed il giorno di visite,
quasi con lo stesso animo.

Non c’è più tempo:
così inondo ogni organo
di odori, suoni, colori,
emozioni che ora
sembrano mai provate.

Eccolo, m’ha visto:
si avvicina, gentile. 
Una scusa, per tornare.
Ma non sa,
no... non lo sa,
che ora tutto è diverso;
ora che ho fatto
non una fuga,
ma un pieno di vita
a pochi metri
dal mio buio.

(2024)



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