09 giugno 2026

Vedi Napoli e poi muori

In questa landa brianzola
tra riviste e gorgonzola
vagavo solingo
con ‘na camicia da gringo.

Come sasso di ferrovia
sentivo la mia via:
tutto che passa veloce
senza lasciare voce.

Così, triste e solitario
guardavo al fiume Lario,
coltivando nella testa
la fine della festa.

Oh cuore disperato
punito pure dal fato,
dov’è quella donna
salvezza con la gonna?

E tra loschi pensieri
e versi lusinghieri,
vivevo cercando l’oro
d’una donna dai capelli d’oro.

In quel di Napoli, intanto,
o’ Vesuvio faceva o’ incanto:
una bimba bella e bionda
nasceva come su l’onda.

Passavano gli anni e le stagioni
ed io già pensavo ai miei magoni,
non sapendo che la bimba bionda
sarebbe stata la mia sponda.

Un bel giorno, era giugno,
il fato smise il grugno:
“Caro poeta”, mi disse,
accattatevisse….

“Che vuol dire” gli chiesi stupito
minacciandolo con un dito;
e lui disse con il core in mano: 
ora impara il napoletano.

Messaggio oscuro, certamente,
che m’offuscò tutta la mente:
che voleva dire il fato
con tutto quel fiato?

Lo capii anni dopo, da anziano,
quando Dating mi diede ‘na mano:
del Vesuvio la bella figlia
era lì per chi se la piglia.

O numi, o santi tutti
vi prego, togliamo i lutti,
e indossiamo un bel sorriso
che poi si getterà il riso1

Vidi la figlia del Vesuvio
e sudai come in un pediluìvio.
bella assai e provocante
con ‘sto viso da baccante.

Le scrissi, lei rispose:
ormai è l tempo delle spose!
Così decisi di vederla
questa splendida perla.

Per dirla i una parola sola,
profumata come ‘a viola:
vidi Napoli nel cuore
che or d’amore muore.


1- Faccio riferimento al riso gettato agli sposi





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